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Caduto partigiano«Duccio»

Galimberti, Tancredi Achille Giuseppe Olimpio (30-04-1906–03-12-1944)

Nascita
30 aprile 1906 — Cuneo (CN)
Morte
3 dicembre 1944 — Cuneo
Residenza
Cuneo (CN)
Stato civile
celibe

Formazioni partigiane

— Comandante
— Comandante

Biografia

Tancredi "Duccio" Galimberti (1906–1944) è stato un avvocato, intellettuale e leader della Resistenza piemontese. Cresciuto a Cuneo in una famiglia di tradizioni liberali e mazziniane (il padre Tancredi Lorenzo fu ministro di Giolitti, la madre Alice Schanzer una stimata studiosa), si laureò in giurisprudenza a Torino nel 1926, diventando un apprezzato avvocato penalista.


Fino al 1939 mantenne un profilo defilato per rispetto verso il padre, pur rifiutando la tessera del PNF. Alla morte del genitore si dedicò interamente all'antifascismo. Nel 1942 aderì a Giustizia e Libertà e fondò il nucleo cuneese del Partito d'Azione. Tra il 1942 e il 1943 elaborò con Antonino Repaci un pionieristico Progetto di costituzione confederale europea, un testo radicalmente europeista che proponeva il superamento degli eserciti nazionali.


Il 26 luglio 1943, all'indomani della caduta di Mussolini, parlò alla folla a Cuneo e Torino invocando la guerra contro i tedeschi. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, fallito il tentativo di spingere l'esercito regolare alla difesa, scelse la clandestinità. La notte del 12 settembre fondò a Madonna del Colletto la banda partigiana "Italia Libera" insieme a Dante Livio Bianco.


Divenuto comandante di tutte le formazioni piemontesi di Giustizia e Libertà, concepì la guerriglia come azione mobile e d'attacco. Il 22 maggio 1944 siglò a Barcelonnette lo storico accordo di collaborazione con i Maquis (la resistenza francese), improntato alla fratellanza europea e al superamento dei nazionalismi.

Circostanze della morte

Benché usasse molte precauzioni, cambiando abitazione e assumendo diversi nomi di copertura (Garnero, Ferrero, Dario, Leone), si trovò esposto a sempre maggiori rischi e gli venne pertanto consigliato di allontanarsi dal Piemonte per andare a ricoprire un incarico di responsabilità a livello nazionale.

Galimberti non aderì all'invito e il 28 novembre a Torino cadde nelle mani della polizia e fu rinchiuso nelle carceri Nuove, prima di essere trasferito, il 2 dicembre, a Cuneo. Qui venne preso in consegna dalle Brigate nere, che lo sottoposero a tortura, mentre ogni tentativo di ottenere la sua liberazione attraverso lo scambio di prigionieri fu respinto dai fascisti.

All'alba del 3 dicembre 1944, Galimberti venne prelevato per essere condotto nei pressi della frazione Tetti Croce di Centallo, in località San Benigno, dove venne ucciso a raffiche di mitra, e la sua salma abbandonata.

Luoghi

Eventi

Fonti

Fonti digitali:<p>Istituto Storico della Resistenza e della Societ&agrave; Contemporanea in Provincia di Cuneo &ndash; Vite Spezzate</p>↗
Fonti digitali:<p>Treccani - Biografia di Tancredi Galimberti</p>↗
Fonti digitali:<p>ISTORETO &ndash; Partigianato piemontese: GALIMBERTI TANCREDI</p>↗
Fonti digitali:<p>Ministero della Cultura, I Partigiani d'Italia - Tancredi Galimberti&nbsp;</p>↗

Immagini

Lapide Duccio Galimberti, discorso del 26-07-1943